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«Gocce Tropfen», seduti in panchina accanto a donne coraggiose

Articolo del 24/06/2023
di Alto Adige con foto di Alto Adige

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«Gocce Tropfen», seduti in panchina accanto a donne coraggiose
BOLZANO. Vedere tante donne di oggi sedersi sulle panchine delle donne di ieri, e che donne, ha offerto il senso di una città che è riuscita a non interrompere le loro molte storie. E che storie. Per dire: le nipoti di Maria De Paoli Toffol sedute accanto al ritratto della nonna. La prima di lingua italiana a gestire un grande rifugio alpino, il Locatelli. Anno Domini 1934. Oggi, una di loro è presidente del teatro Cristallo e sorrideva anche perché, vicino alla nonna, c’era il volto di Franca Turra, staffetta partigiana. Quella che nel ‘43 andava in stazione a raccogliere i biglietti di speranza lanciati dai carri bestiame su cui erano rinchiusi i nostri soldati prigionieri. Domani la figlia la rievocherà ancora una volta. Poco distante, la panchina di Mariasilvia Polato la prima donna a dichiararsi omosessuale e a pagarne il fio con una vita in salita ma sempre in piedi. C’è stata una festa civile, meglio: di civiltà ieri al parco Petrarca. In un luogo dolce come il laghetto dei cigni, per l’occasione popolato di anatroccoli in corteo. Il titolo: “Gocce-Tropfen” ad indicare i preziosi lasciti di una finalmente “visibile memoria”. Sulle panchine i ritratti fissati nel metallo di Maria Toffol, Franca Turra, Mariasilvia Polato e ancora Theresia Reich, impavida prigioniera nel nostro Lager, Ada Vita, infermiera e animatrice di volontari. Cinque donne che potevano essere dimenticate. In quanto donne ma sopratutto per via della pigrizia di tante rievocazioni, spesso monche, tante volte solo al maschile. C’erano decine di associazioni sotto gli alberi del parco a testimoniare una rete molto attiva, dall’Anpi di Guido Margheri, all’Aied, Restart, Centaurus, Avis, Vke, Vispa. In mezzo, a camminare tra un panchina e l’altra, facendosi largo tra parenti, amici, donne e anche tanti compagni a quattro zampe in una festa urbana molto solidale, Roberta Benatti, colei che ha immaginato e poi portato avanti un progetto che legherà per tanto tempo cinque donne bolzanine alle loro eredi e alla città interera. Accanto a ogni installazione un codice QR, basta inquadrarlo con lo smartphone per leggere le cinque singole storie. Come dire: ce l’abbiamo fatta noi, con tutte quelle difficoltà e quei tempi, i nostri tempi complicati e pieni di guerre, ce la farete anche voi. Assieme alle artiste che hanno “costruito “ i ritratti (Monica Pizzo, Linda De Zen, Marco Weber, Ciro Saetti, Laura Levada) anche chi ha prestato le voci per raccontare queste testimone del tempo, Valentina Emeri e Alessandra Limetti, come una recita dal vivo, tra ascoltatori che erano anch’essi parte dello spettacolo.
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